Tempo di smettere di sognare i polipi (Sui miei primi giorni in Russia e molto altro ancora)

Era ora che mi accingessi a scrivere qualcosa. Disgraziatamente il tempo passa birichino, frettoloso, e si fotte tutti i giorni in un baleno.

Ed eccomi qui, in diretta dalla mia cameretta russa sita in Nižnij Novgorod, intento ad ascoltare Siouxsie Sioux, Tori Amos, Soap&Skin e molto altro, e ovviamente a scrivervi.

Che dire? La città è meravigliosa, dire che la Russia mi mancava da morire è davvero poco e ho già una mezza (ma anche completa per tre quarti) idea di trasferirmi qui senza pensarci due volte.

Nižnij Novgorod (o semplicemente Nižnij, come i più la chiamano) è una città meravigliosa, grandissima e dove si può trovare qualunque cosa possa il vostro cuore desiderare. Divisa in due parti, una città alta e una bassa diciamo, può ricordare una Bergamo più grande e più industriale, è priva tuttavia sia del caos metropolitano della più nota Mosca, che della paccottiglia pseudo-europea di Pietroburgo (e qui si va a gusti, a me Piter non è mai andata troppo a genio).

Nižnij è diversa, è più russa. Ricorderà a chi non è digiuno di Gogol’ e scrittori russi quelle cittadine russe descritte in molti racconti. Ma soprattutto è pura. Pura come la neve che la circonda che, per quanto a detta di molti sia sporchissima, a me ha comunque lasciato in estasi per il suo candore.

Ora la primavera è arrivata ed è tutto fango (grjaz’, ben più che semplice lorduria, ma vero e proprio patrimonio nazionale) – non vi dico l’incubo di tornare a casa, ogni volta bisogna pulire il pavimento 😀

Appena arrivato mi sono ritrovato in un adorabile appartamento di tre stanze più toilet, bagno e cucina. La mia stanza è piccola ma meravigliosa e così “russa”. E, sorpresa sorpresa, la compagnia felina non mancava e già dalla prima sera abbiamo fatto un piccolo tea party a luce soffusa in cucina. Una meraviglia insomma. E i piccoli felidi (due ospiti, il loro padrone era un altro ragazzo con la casa in ristrutturazione) hanno cominciato a dormire con me sul lettone a due piazze sin dalla prima sera.

Un sogno insomma: tè, gatti, Russia… potevo anche morire dalla felicità.

Se non fosse per quel rompicoglioni di italiano che è venuto con me in viaggio e che con me convive (per fortuna non c’è solo lui, ma anche una gradevolissima ragazza polacca), sarebbe tutto perfetto, davvero.

Per colpa di questo stronzo il ragazzo padrone dei gatti ha dovuto riprenderli con sé. Addio quindi compagnia felina. Sapeste quanto mi mancano 😦

Tralasciamo per il momento il “pedante” italiano che vorrei tanto annegare nel Volga (è qua vicino, sapete) e torniamo alle cose belle.

Il mio lavoro va a gonfie vele. La prima cosa che il mio capo ha detto una volta arrivato è: – qui puoi fare tutto ciò che vuoi, vogliamo valorizzare le tue abilità, ciò che sai fare! – Ciò mi ha reso davvero felice. Mi occupo principalmente di traduzioni in ufficio e stiamo per organizzare un corso di conversazione in lingua inglese e uno di lingua italiana, entrambi con me come insegnante. Non potrebbe davvero andare meglio:)

Tra l’altro le mie capacità linguistiche migliorano un sacco giorno dopo giorno. Sia con l’ascolto che parlando sto facendo passi da gigante. E con la prof. del mio corso analizziamo poesie russe in lingua originale. Cosa potrei chiedere di meglio?

Sono felice. E per la prima volta dopo tanto tempo mi sento come se questo fosse il posto per me, il posto in cui posso davvero realizzare qualcosa di concreto.

Perché la russia per me è davvero casa, e sono convinto che se tornassi in Italia mi sentirei come in terra straniera: incompleto e fuori posto.

Un bacio a tutti dal vostro…

Sereža Krajnij.

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2 Risposte to “Tempo di smettere di sognare i polipi (Sui miei primi giorni in Russia e molto altro ancora)”

  1. Caro Gegio, che bellissima esperienza che stai vivendo! Ti sto invidiando un sacco, e sento anche io che per te quello sia il luogo dove ti puoi realizzare e fare qualcosa di concreto! E dove i sogni si possono concretizzare… Te lo auguro di cuore, perché te lo meriti. Qua è tutto morto, pronto da essere sepolto e dimenticato.

  2. Ale, fuggiamo finché possiamo e serbiamo stretto nel cuore il ricordo della grande Italia che in passato ha fatto tanto parlare di sé. L’italia siamo noi e gli altri italiani che vogliono realizzarsi e fare qualcosa di davvero concreto. Non importa se qui o altrove. L’italia siamo noi.

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