Archivio per marzo, 2013

MANIFESTO DEL CANTO PRIVO DI CATENE.

Posted in Uncategorized on marzo 25, 2013 by serezhakrajnij

Cantare senza limiti né remore: questa è libertà.

Spalancare la bocca e far tremare i muri dell’idiozia umana… Squarciare alba, crepuscolo e tempesta… far vibrare qualcosa di ineffabile come l’anima.

Riportare la natura in auge e ricoprire il freddo metallo con una foresta infinita, questa è libertà… e tutto ciò proverrà dalle tue corde vocali, dalla tua anima sfavillante.

Le note e un buon appoggio sono l’unico esercito di cui necessitiamo veramente, distruggendo con essi intere civiltà, creandone di nuove.

Immersi in danze estatiche di memorie precristiane – precedenti persino alla comparsa della prima razza sulla terra – scuoteremo le fondamenta di Cosmo, Destino e Vita. Liberi di cantare ai piedi dell’albero più antico del mondo, tesseremo quadri di paesaggi preterumani e ridaremo forma a miti antichi, a conoscenze obliate.

Il tuo canto è l’unico motore che serve per dare il via ad una nuova creazione.

Libertà infinita… di squarciare le dure carni del vento senza alzare un dito, di cadere nel vuoto senza farsi male né toccare il fondo… tutto questo tramite un gesto così semplice, così elementare, come cantare.

E allora via… abbassare il diaframma e riempire d’aria i polmoni, fino all’estremo fondo… far risuonare la voce in maschera e vibrare l’anima in tutto il suo splendore. Sia ora! Sia questo l’istante della tua liberazione, il tuo librarti in volo verso le vette più alte e siano le note il tuo vascello, il tuo tappeto volante verso le terre inesplorate ove dimora il tuo genio.

L’istinto stesso che portò alla formazione dei ghiacci perenni, isolandoli dal mondo nella loro cristallizzata perfezione, sarà ciò che guiderà la tua voce.

Perché noi saremo, perché noi sapremo di essere puro canto… E non ci sarà catena alcuna che ci potrà fermare…

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Mi mancherai amico inverno. Benvenuta primavera. E intanto qui la neve continua a cadere :=) più bianca che mai

Posted in Uncategorized on marzo 21, 2013 by serezhakrajnij

La neve russa è brillante. Sembra formata da tanti piccoli cristalli che fanno a gara a chi brilla più forte. Ti dona pace e non vuoi che smetta. Anche se fa freddo – ma qui il freddo si sopporta e pure bene – , anche se già a metà mattinata almeno metà della neve si ricoprirà di sporcizia – la famosa grjaz’ russa, ben più che semplice lorduria come già avevo sostenuto altrove -, e te che stai lì come un bimbo felice. Un bimbo che non ha bisogno di giocattoli perché ha la neve. E un amico fedele con cui giocare, il cui nome è Inverno.

Mi mancherai Inverno, davvero.

Vorrei approfittare di queste righe per porgere i miei saluti a colei che ritengo essere stata l’ultima vera voce della poesia italiana. Ciao Alda. Auguri di cuore.

E sappi che per noi sei ancora viva furbetta, non ci scappi mica.

Rimani sempre il fulcro vitale di molti miei flussi ispiratori.

Un saluto, a Te (perché il poeta è uno col divino, quindi il suo nome o qualunque appellativo a Lui rivolto vanno scritti a lettere maiuscole e fiammeggianti di color glicine vivido) e al caro dolce amico Inverno.

Benvenuta Primavera.

“Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.”

(da “Vuoto d’amore”)

Sempre vostro…

Sereža Krajnij

Tempo di smettere di sognare i polipi (Sui miei primi giorni in Russia e molto altro ancora)

Posted in Uncategorized on marzo 16, 2013 by serezhakrajnij

Era ora che mi accingessi a scrivere qualcosa. Disgraziatamente il tempo passa birichino, frettoloso, e si fotte tutti i giorni in un baleno.

Ed eccomi qui, in diretta dalla mia cameretta russa sita in Nižnij Novgorod, intento ad ascoltare Siouxsie Sioux, Tori Amos, Soap&Skin e molto altro, e ovviamente a scrivervi.

Che dire? La città è meravigliosa, dire che la Russia mi mancava da morire è davvero poco e ho già una mezza (ma anche completa per tre quarti) idea di trasferirmi qui senza pensarci due volte.

Nižnij Novgorod (o semplicemente Nižnij, come i più la chiamano) è una città meravigliosa, grandissima e dove si può trovare qualunque cosa possa il vostro cuore desiderare. Divisa in due parti, una città alta e una bassa diciamo, può ricordare una Bergamo più grande e più industriale, è priva tuttavia sia del caos metropolitano della più nota Mosca, che della paccottiglia pseudo-europea di Pietroburgo (e qui si va a gusti, a me Piter non è mai andata troppo a genio).

Nižnij è diversa, è più russa. Ricorderà a chi non è digiuno di Gogol’ e scrittori russi quelle cittadine russe descritte in molti racconti. Ma soprattutto è pura. Pura come la neve che la circonda che, per quanto a detta di molti sia sporchissima, a me ha comunque lasciato in estasi per il suo candore.

Ora la primavera è arrivata ed è tutto fango (grjaz’, ben più che semplice lorduria, ma vero e proprio patrimonio nazionale) – non vi dico l’incubo di tornare a casa, ogni volta bisogna pulire il pavimento 😀

Appena arrivato mi sono ritrovato in un adorabile appartamento di tre stanze più toilet, bagno e cucina. La mia stanza è piccola ma meravigliosa e così “russa”. E, sorpresa sorpresa, la compagnia felina non mancava e già dalla prima sera abbiamo fatto un piccolo tea party a luce soffusa in cucina. Una meraviglia insomma. E i piccoli felidi (due ospiti, il loro padrone era un altro ragazzo con la casa in ristrutturazione) hanno cominciato a dormire con me sul lettone a due piazze sin dalla prima sera.

Un sogno insomma: tè, gatti, Russia… potevo anche morire dalla felicità.

Se non fosse per quel rompicoglioni di italiano che è venuto con me in viaggio e che con me convive (per fortuna non c’è solo lui, ma anche una gradevolissima ragazza polacca), sarebbe tutto perfetto, davvero.

Per colpa di questo stronzo il ragazzo padrone dei gatti ha dovuto riprenderli con sé. Addio quindi compagnia felina. Sapeste quanto mi mancano 😦

Tralasciamo per il momento il “pedante” italiano che vorrei tanto annegare nel Volga (è qua vicino, sapete) e torniamo alle cose belle.

Il mio lavoro va a gonfie vele. La prima cosa che il mio capo ha detto una volta arrivato è: – qui puoi fare tutto ciò che vuoi, vogliamo valorizzare le tue abilità, ciò che sai fare! – Ciò mi ha reso davvero felice. Mi occupo principalmente di traduzioni in ufficio e stiamo per organizzare un corso di conversazione in lingua inglese e uno di lingua italiana, entrambi con me come insegnante. Non potrebbe davvero andare meglio:)

Tra l’altro le mie capacità linguistiche migliorano un sacco giorno dopo giorno. Sia con l’ascolto che parlando sto facendo passi da gigante. E con la prof. del mio corso analizziamo poesie russe in lingua originale. Cosa potrei chiedere di meglio?

Sono felice. E per la prima volta dopo tanto tempo mi sento come se questo fosse il posto per me, il posto in cui posso davvero realizzare qualcosa di concreto.

Perché la russia per me è davvero casa, e sono convinto che se tornassi in Italia mi sentirei come in terra straniera: incompleto e fuori posto.

Un bacio a tutti dal vostro…

Sereža Krajnij.

SUI RUDIMENTI DELLA PRONUNCIA IN LINGUA RUSSA E RELATIVI FENOMENI LINGUISTICI

Posted in Uncategorized on marzo 3, 2013 by serezhakrajnij

Gentili lettori,

Perdonate l’attesa abbastanza lunga ma prima di una partenza importante si susseguono sempre svariati impegni. 🙂

Allora, era mio desiderio che uno dei miei primi post riguardasse i rudimenti sulla pronuncia della lingua russa e sono davvero felice di aver realizzato un articolo del genere.

Immagino di dover cominciare per forza di cose con l’alfabeto e la pronuncia di ogni singola lettera. Nella lingua russa molte lettere non si pronunciano in un unico modo ma sono soggette a diversi fenomeni linguistici che andrò in seguito a spiegare.

Avviso che  le prime due lettere sono in maiuscolo stampatello, le altre due in maiuscolo corsivo, seguite dalla traslitterazione ufficiale, dal modo di leggere la singola lettera (come in italiano a, bi, ci, ecc.) e in seguito  dalla pronuncia vera e propria con le eccezioni del caso.

А а А а: A = si legge a; pronuncia come in italiano.

Б б Б б: B = si legge be; pronuncia come in italiano

В в В в: V = si legge ve; pronuncia come in italiano

Г г Г г: G =si legge ghe; pronuncia come una g sempre dura. Unica eccezione nel pronome personale его, e nelle desinenze degli aggettivi -его e –ого si legge v.

Д д Д д: D = si legge de; pronuncia come in italiano.

Е е Е е: E o Je = si legge iè; pronuncia iè, palatalizza la consonante da cui è preceduta ed è soggetta al fenomeno dell’okan’e (spiegazione in seguito).

Ё ё Ё ё: Ё o Jo = si legge iò; pronuncia iò, è sempre accentata. In certi contesti può mutarsi in e. Palatalizza la consonante da cui è preceduta. Spesso viene trascritta dai russi come e senza i puntini.

Ж ж Ж ж: Ž = si legge že; pronuncia come la j francese. La и preceduta da ж si legge sempre ы.

З з З з: Z = si legge ze; pronuncia come una s sonora (come in rosa).

И и И и: I = si legge i; pronuncia come i. Palatalizza la consonante da cui è preceduta.

Й й Й й: J = si legge i kratkoe (ovvero i breve) ed è l’unica semivocale della lingua russa; si pronuncia come una i seguita dal suono –ll della parola francese fille (o come in iato).

К к К к: K = si legge ka; si pronuncia come una c dura.

Л л Л л: L = si legge el; si pronuncia come una l più dura (sbatte contro i denti).

М м М м: M = si legge em; si pronuncia come in italiano.

Н н Н н: N = si legge en; si pronuncia come in italiano.

О о О о: O = si legge o; si pronuncia o se accentata, se atona come una a più o meno aperta a seconda della vicinanza della sillaba accentata.

П п П п: P = si legge pe; si pronuncia come in italiano.

Р р Р р: R = si legge er; si pronuncia come in italiano.

С с С с: S = si legge es; si pronuncia come una s sorda (come in sole o sorda appunto).

Т т Т т: T = si legge te; si pronuncia come in italiano.

У у У у: U = si legge u; si pronuncia come in italiano.

Ф ф Ф ф: F = si legge ef; si pronuncia come in italiano.

Х х Х х: CH = si legge cha; si pronuncia come una c aspirata (esempio nel tedesco Bach).

Ц ц Ц ц: C = si legge ce; si pronuncia come una z sorda (come in tazza).

Ч ч Ч ч: Č = si legge Če; si pronuncia come una c dolce (come in ciondolo). Nelle parole что e конечно la č si legge š.

Ш ш Ш ш: Š = si legge Ša; si pronuncia come il suono sh o sc seguito da i o e (come in sciarada o scemenza). La и preceduta da ш si legge sempre ы.

Щ щ Щ щ: ŠČ = si legge Šča; si pronuncia come le lettera precedente ma più marcata, più palatalizzata.

Ъ ъ Ъ ъ: – = il segno duro (in russo tvërdyj znak); è abbastanza inutile, indica che la consonante precedente non è palatalizzata. Non ha una pronuncia vera e propria.

Ы ы Ы ы: Y = questa è la lettera più difficile da pronunciare a mio avviso per gli italiani e al tempo stesso è difficile far capire come si deve pronunciare. Alcuni vi diranno di pronunciare ui (ORRORE), dissento pienamente. E’ una i gutturale. Non è soggetta a palatalizzazione.

Ь ь Ь ь: ‘ = segno molle (in russo mjagkij znak); è il suono che palatalizza (ovvero che rende molle, ma ne parlerò più diffusamente sotto) la consonante da cui è preceduta.

Э э Э э: E = si legge e; si pronuncia come in italiano. Non palatalizza.

Ю ю Ю ю: Ju = si legge iù; si pronuncia iù e palatalizza la consonante da cui è preceduta.

Я я Я я: Ja = si legge ià; si pronuncia ià e palatalizza la consonante da cui è preceduta.

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SULLE CONSONANTI

Le consonanti russe si dividono tra sonore e sorde. Per ogni consonante sonora esiste una sorda corrispondente. Esistono poi delle consonanti sempre sonore e altre sempre sorde.

Illustro di seguito le coppie di corrispondenza

CONSONANTI SONORE: б  в  г  д  ж  з

CONSONANTI SORDE:    п  ф  к  т  ш  с

Una lettera sonora si leggerà come la sorda corrispondente quando seguita da un’altra consonante sorda.

Esempio: завтра (zavtra, trad. domani). V – sonora, è seguita da T – sorda, di conseguenza la v si leggerà f, quindi zaftra.

Viceversa, abbiamo il medesimo fenomeno quando una lettera sorda è seguita da un’altra consonante sonora.

Esempio: вокзал (vokzal, trad. stazione dei treni). K – sorda, è seguita da Z – sonora, pertanto si leggerà g, quindi vagzàl.

Una lettera sonora a fine di parola si pronuncia come la corrispondente sorda. Ciò vale solo per le sonore.

Esempio:  сад (sad, trad: giardino) si legge sat.

Con le sempre sonore e sempre sorde tali regole non valgono.

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SUI FENOMENI DI PALATALIZZAZIONE E IOTIZZAZIONE

Si intende per palatalizzazione il processo per cui una consonante viene pronunciata tendendo la lingua verso il palato (rendendola quindi più morbida). In italiano abbiamo due suoni palatalizzati: gl e gn.

In russo esistono cinque vocali che palatalizzano: я, е, ё, и, ю. Qualunque consonante che preceda queste vocali viene pronunciata palatalizzata.

Esempio: Нет (njet, il famigerato no russo) – la je passa la sua mollezza alla n, trasformandosi nella sua corrispondente forte Э (e). Abbiamo quindi n’et.

Altro esempio: Люди (ljudi, trad. persone) – la ju passa la sua mollezza alla l e la ju diventa u, si leggerà quindi l’u. Esattamente lo stesso avverrà con la i, che passa la sua mollezza alla d. Si leggerà quindi d’i.

Oltre alle suddette cinque vocali la palatalizzazione avviene con il segno molle ь, che si ritrova spesso nelle desinenze all’infinito della maggioranza dei verbi.

Si intende per iotizzazione l’unione di due suoni (l’antico jod con un’altra vocale) e si ritrova nelle lettere che, come abbiamo già visto  palatalizzano,: я, е, ё, и, ю ovvero ja, je, jo, ii, ju. Ritroviamo tale fenomeno in tre casi:

1-      Quando a inizio di parola troviamo я, е, ё, ю. Esempio: Юг (jug, trad. sud).

2-      Quando я, е, ё, ю sono precedute dal segno molle. Esempio: друзья (druz’ja, trad. amici).

3-      Quando я, е, ё, ю sono precedute da vocale. Esempio: моё (mojo, trad. mio al neutro).

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AKAN’E

L’akan’e  è un fenomeno di riduzione che si applica a certe vocali. Come anticipato prima determinate lettere si leggono diversamente rispetto a come sono scritte.

L’esempio più noto nella lingua russa è quello della o, che notoriamente si legge quando atona come una a, più o meno aperta a seconda della vicinanza della lettera in questione alla sillaba accentata.

Esempio: chorošo (trad. bene, buono), questa parola si legge charašò – la prima o si leggerà come una a più chiusa, la seconda più aperta. Più la o in questione è lontana dalla sillaba accentata più si pronuncerà come una a chiusa.

In certe regioni del nord della Russia non avviene il fenomeno dell’akan’e, ma se come me siete di scuola moscovita la o atona si legge rigorosamente a.

Il medesimo fenomeno si riscontra anche con altre vocali, come la e, la я e la a, che quando atone e distanti dalla sillaba accentata suonano come una i, ma ciò prende il nome di ekan’e e ikan’e.

Esempi: январь (janvàr’, trad. gennaio) si leggerà invàr’;

переехать (pereekhat’, trad. traslocare, attraversare, spostarsi da un posto a un altro) si leggerà pirijechat’.

Ok, direi che per il momento è tutto.  In ultimo potrei aggiungere che l’accento in lingua russa è mobile e che quindi la pronuncia può lievemente cambiare nel corso delle declinazioni (perché sì, dimenticavo, in russo ci sono sei casi di declinazione). Il resto lo si vedrà nei prossimi post 🙂

Grazie per l’attenzione e alla prossima,

Vostro Serёža Krajnij.